Pubblicato il Piano di ripresa e resilienza. Ecco le misure per digitalizzare e innovare l’Italia
Il 5 maggio 2021 è stato pubblicato sul sito del Governo, il documento definitivo che contiene il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che il nostro Paese ha trasmesso alla Commissione Europea e che descrive il pacchetto di investimenti e riforme che l’Italia intende attuare nell’ambito del programma Next Generation EU.
L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU).
Il solo RRF offre risorse per 191,5 miliardi di euro, che dovranno essere impiegate nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 miliardi costituiscono sostegni a fondo perduto.
Nelle premesse al Piano nazionale di ripresa e resilienza si legge che l’Italia intende utilizzare pienamente la propria capacità di finanziamento attraverso i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi.
Il PNRR, presentato dal Governo, è suddiviso in sei Missioni (digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute) e 16 Componenti e soddisfa appieno i parametri fissati dai regolamenti europei sulle quote di progetti “verdi” e digitali.
Il 40 % circa delle risorse del Piano sono destinate al Mezzogiorno, in quanto uno degli obiettivi principali che il Governo si pone è quello del riequilibrio territoriale. Il Piano è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, alla formazione e all’occupazione dei giovani.
Missione Digitalizzazione, Innovazione e Competitività del Paese
Per quanto concerne la prima delle sei missioni si può dire che l’obiettivo di digitalizzare e innovare l’Italia, in particolare, si pone come traguardo di tipo trasversale, in quanto abbraccia anche le altre cinque mission. Attraverso la migliore digitalizzazione a livello nazionale che dovrebbe essere attuata con l’ausilio di una serie articolata di interventi che impattano su Pubblica Amministrazione, sistema produttivo, turismo e cultura, l’Italia ambisce ad attrarre anche investimenti privati.
Uno degli interventi indicati dal piano per migliorare la digitalizzazione del Paese è il miglioramento della connettività; fornendo l’alta velocità mediante reti a banda ultralarga a livello nazionale in favore di cittadini, aziende, scuole e ospedali, mediante l’impiego di tutte le tecnologie più avanzate (Fibra, FWA, 5G) e adattando al nuovo impianto le normative vigenti, il Governo mira da un lato a ridurre il divario sociale tra nord e sud, dall’altro a rafforzare il sistema produttivo italiano, consapevole che le imprese, sfruttando i servizi della digitalizzazione, riusciranno a realizzare pienamente l’obiettivo europeo della gigabit society.
Nel contempo, si pensa a semplificare i rapporti tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione, ricorrendo a meccanismi che consentano di fornire le proprie informazioni ad autorità ed enti pubblici “una sola volta”, utilizzando dunque sistemi informatici interoperabili.
Per consentire un'efficace interazione tra cittadini e PA ci si propone inoltre di rafforzare l'identità digitale, a partire da quelle esistenti (SPID e CIE), migliorare i servizi offerti ai cittadini, tra cui i pagamenti (PagoPA) e le comunicazioni con la PA (Domicilio Digitale e Piattaforma di Notifica) e fare leva sull'app “IO” come principale punto di contatto digitale con la PA.
Dal punto di vista sanitario, invece, la missione connessa alla digitalizzazione si concentra sulla migliore diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e sullo sviluppo della telemedicina.
Il Piano indica poi un altro importante obiettivo, quello di rafforzare la sicurezza informatica e la "cittadinanza digitale" con iniziative tese a migliorare le competenze digitali, al fine di ottenere forza lavoro più qualificata, in particolare sui temi digitali.
La trasformazione digitale si pone infatti come asset importante per dare nuovo impulso alla competitività del sistema produttivo italiano. Il nuovo piano per la Transizione 4.0 rafforza il tasso d’innovazione del tessuto industriale e imprenditoriale del Paese e incentiva gli investimenti in tecnologie all’avanguardia; in ricerca, sviluppo e innovazione; in competenze digitali e manageriali.
Le Componenti della Mission Innovazione e digitalizzazione
Componente n. 1 Innovare la pubblica amministrazione
La prima componente della prima missione ha come finalità quella di trasformare nella sostanza la Pubblica Amministrazione.
L’obiettivo è semplificare il rapporto tra P.A. e cittadini e imprese, con un’offerta di servizi sempre più efficienti e facilmente accessibili. Per realizzare tale obiettivo, il piano destina 9,75 miliardi di euro.
L’intenzione è dunque quella di agire su due aspetti:
- il miglioramento dell’ “infrastruttura digitale” attraverso: (i) migrazione al cloud delle amministrazioni centrali (si pensa ad un’infrastruttura cloud nazionale privata o ibrida, ma anche ad una migrazione verso un public cloud di uno degli operatori già certificati); (ii) migrazione al cloud delle amministrazioni locali che potranno scegliere tra una lista predefinita di provider certificati; (iii) accelerazione dell’interoperabilità tra gli enti pubblici e consolidamento dei data center; (iv) semplificazione delle procedure secondo il principio “once only”(secondo il quale le pubbliche amministrazioni devono evitare di chiedere a cittadini ed imprese informazioni già fornite in precedenza), per raggiungere tale obiettivo si intende creare una “Piattaforma Nazionale Dati” che offrirà alle amministrazioni un catalogo centrale di “connettori automatici” (le cosiddette “API” –Application Programming Interface) consultabili e accessibili tramite un servizio dedicato, in un contesto integralmente conforme alle leggi europee sulla privacy, evitando così al cittadino di dover fornire più volte la stessa informazione a diverse amministrazioni; (v) rafforzamento delle difese di cybersecurity;
- l’ottimizzazione dell’accessibilità da parte di cittadini e imprese ai servizi della P.A.
Componente 2: Innovare il sistema produttivo e rafforzare le PMI italiane secondo un’ottica di innovazione
La Componente 2 della I Missione intende promuovere l’innovazione e la digitalizzazione del sistema produttivo e industriale italiano, coinvolgendo altresì le attività economiche di minore dimensione e collocate al Sud. Nel piano sono espressamente contemplate anche le imprese della filiera editoriale, per le quali si individuano investimenti a sostegno della trasformazione tecnologica e digitale.
Si punta, quindi, ad incentivare gli investimenti in tecnologia (Transizione 4.0 – con meccanismi che includono l’utilizzo della leva finanziaria per massimizzare le risorse disponibili e l’ampliamento degli investimenti ammissibili), ricerca e sviluppo e nell’avvio della riforma del sistema di proprietà industriale.
Sono introdotte misure specifiche a sostegno di settori ad alto contenuto tecnologico e fortemente allineati alle priorità europee (ad esempio, le tecnologie satellitari, ma anche tecnologie 4.0 come sensori, internet of things, stampanti tridimensionali). Sono previste anche azioni dedicate al potenziamento delle piccole e medie imprese e sono indicati programmi di intervento in grado di supportare i processi di internazionalizzazione (posizionamento e maggiore diffusione all’estero del Made in Italy) e la competitività delle filiere industriali, con una attenzione particolare per quelle più innovative e strategiche anche attraverso strumenti finanziari innovativi.
Il Piano, nella sostanza, rappresenta per tale aspetto un’evoluzione del precedente programma Industria 4.0, introdotto nel 2017, si legge, con alcuni miglioramenti:
- ampliamento della platea delle imprese potenzialmente beneficiarie grazie alla sostituzione dell’iper-ammortamento (che per sua natura costituisce un beneficio per le sole imprese con base imponibile positiva) con appositi crediti fiscali di entità variabile a seconda dell’ammontare dell’investimento, ma comunque compensabili con altri debiti fiscali e contributivi;
- riconoscimento del credito osservando gli investimenti effettuati, non più su base annuale, ma in tutto il biennio 2021-2022 (consentendo alle imprese di ottimizzare la pianificazione dei propri investimenti);
- estensione degli investimenti immateriali agevolabili e aumento delle percentuali di credito e dell’ammontare massimo di investimenti incentivati.
Nel dettaglio, l’azione consiste nel riconoscimento di tre tipologie di crediti di imposta alle imprese che investono in: a) beni capitali; b) ricerca, sviluppo e innovazione; e c) attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze.
La prima tipologia di crediti è riconosciuta per l’investimento in tre tipi di beni capitali: i beni materiali e immateriali direttamente connessi alla trasformazione digitale dei processi produttivi (cosiddetti “beni 4.0” indicati negli Allegati A e B annessi alla legge n.232 del 2016) nonché i beni immateriali di natura diversa, ma strumentali all’attività dell’impresa. Le modalità di applicazione dei crediti per il 2021 sono quelle specificate nell’articolo 1, commi 1051 e successivi della legge di bilancio per il 2021. I target principali che contraddistinguono l’azione del Piano si basano sul numero delle imprese che utilizzeranno il credito ed effettueranno gli investimenti correlati.
Formazione in campo digitale
Per quanto riguarda la formazione alla digitalizzazione, oltre al credito di imposta si pensa anche ad altre misure. Da un lato, tese a stimolare la crescita di competenze gestionali (per il digitale), attraverso un modello di riqualificazione manageriale, dedicato alle PMI (con programmi di formazione dedicati, coinvolgendo le associazioni di categoria e utilizzando modelli di diffusione basati su piattaforme digitali). Dall’altro, si prevedono programmi di formazione continua per i lavoratori in cassa integrazione e programmi di training ad hoc, incentivati tramite il taglio (temporaneo) del cuneo fiscale sia per l’impresa che per il lavoratore.
Investimenti nel manifatturiero
Tale linea di intervento prevede contributi per sostenere gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni di avanguardia tecnologica (Allegato A alla legge n.232 del 2016) ed è complementare alle misure Transizione 4.0 descritte nel paragrafo precedente. L’importo dei contributi è pari, in tal caso, al 40% dell’ammontare complessivo delle spese ammesse.
Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione
Per migliorare la competitività delle imprese italiane si prevede di rifinanziare e ampliare il Fondo 394/81 gestito da SIMEST.
La misura intende sostenere l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, agendo sui servizi offerti dal Fondo gestito da SIMEST che eroga contributi e prestiti agevolati a imprese italiane operanti sui mercati stranieri (inclusi dal 2020 i paesi membri dell’Unione Europea). Le risorse finanziarie saranno finalizzate a realizzare studi di fattibilità, partecipazioni a fiere internazionali, servizi di consulenza da parte di personale specializzato sui temi legati all’internazionalizzazione ed al commercio digitale, finanziamento di progetti tesi a favorire innovazioni di processo o di prodotto, finanziamento di progetti tesi a sostenere la transizione green dei processi di produzione e di gestione delle attività.