Economia

Manovra 2026 - Credito d’imposta 4.0 per agricoltura, pesca e acquacoltura


La Legge di Bilancio 2026 segna un passaggio rilevante nelle politiche di sostegno agli investimenti del settore primario, introducendo un credito d’imposta 4.0 dedicato alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura. La misura nasce con l’obiettivo di colmare un vuoto strutturale che, negli anni, ha limitato l’effettiva fruizione degli incentivi per la digitalizzazione e l’automazione da parte delle imprese della produzione primaria, spesso penalizzate da regimi fiscali che riducono l’impatto di strumenti come l’iperammortamento o il credito d’imposta ordinario.

Il nuovo incentivo si inserisce nel solco delle politiche europee e nazionali di modernizzazione del settore agricolo, favorendo l’adozione di tecnologie avanzate, sistemi digitali e soluzioni 4.0 in grado di aumentare efficienza produttiva, sostenibilità ambientale e tracciabilità dei processi.

Obiettivi della misura

Il credito d’imposta 4.0 per agricoltura, pesca e acquacoltura persegue una pluralità di obiettivi strategici:

  • accelerare la transizione digitale del settore primario, storicamente meno coinvolto nei programmi di Industria 4.0;
  • incentivare l’adozione di macchinari intelligenti, sensoristica, sistemi di automazione e software avanzati;
  • migliorare la competitività delle imprese agricole e ittiche, riducendo i costi operativi e aumentando la qualità delle produzioni;
  • favorire una gestione più efficiente delle risorse naturali, in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e riduzione dell’impatto climatico.

La logica della misura è chiaramente orientata all’investimento produttivo, con un approccio semplice e diretto basato sul riconoscimento di un credito fiscale utilizzabile in compensazione.

Beneficiari ammessi

Possono accedere al credito d’imposta le imprese operanti nei settori della produzione primaria agricola, della pesca e dell’acquacoltura, indipendentemente dalla forma giuridica, dalla dimensione aziendale e dal regime contabile adottato.

La misura è pensata per essere inclusiva anche nei confronti di:

  • imprese individuali e società agricole;
  • cooperative e consorzi operanti nella pesca e nell’acquacoltura;
  • soggetti che, per natura del reddito prodotto, non traggono pieno beneficio da meccanismi basati sull’ammortamento.

Restano esclusi i soggetti che non svolgono attività rientranti nella produzione primaria o che non rispettano i requisiti di regolarità fiscale e contributiva.

Investimenti e progetti ammissibili

Il credito d’imposta agevola gli investimenti in beni strumentali nuovi 4.0, sia materiali sia immateriali, riconducibili alle tecnologie abilitanti del paradigma digitale.

In particolare, rientrano tra gli investimenti ammissibili:

  • beni materiali 4.0, come macchine agricole intelligenti, attrezzature automatizzate, sistemi di controllo e monitoraggio, impianti dotati di sensoristica avanzata e interconnessione;
  • beni immateriali 4.0, quali software gestionali evoluti, piattaforme per l’agricoltura di precisione, sistemi di raccolta e analisi dei dati, soluzioni di cybersecurity e applicazioni basate su intelligenza artificiale.

Gli investimenti devono riguardare beni nuovi, destinati a strutture produttive situate nel territorio nazionale, ed essere funzionali all’attività dell’impresa beneficiaria. È ammesso anche l’acquisto tramite leasing finanziario, assumendo come base di calcolo il costo sostenuto dal locatore.

Il periodo di agevolazione copre gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 28 settembre 2028, consentendo una pianificazione pluriennale degli interventi.

Entità delle agevolazioni

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 40% del costo dell’investimento, fino a un massimale di 1 milione di euro per impresa.

Il beneficio è utilizzabile:

  • esclusivamente in compensazione tramite modello F24;
  • a partire dall’anno successivo a quello di effettuazione dell’investimento.

La norma prevede inoltre che il credito non sia soggetto ad alcuni limiti ordinari alla compensazione, rendendo l’agevolazione pienamente fruibile anche da imprese con ridotta capacità fiscale.

Dal punto di vista della finanza pubblica, la misura opera entro un plafond di spesa annuale, elemento che rende particolarmente rilevante il rispetto delle procedure attuative e dei criteri di assegnazione che saranno definiti con apposito decreto.

Adempimenti e condizioni di accesso

Per beneficiare del credito, le imprese devono prestare particolare attenzione agli adempimenti documentali. In particolare:

  • le fatture e i documenti di acquisto devono riportare una specifica dicitura normativa che richiami il credito d’imposta 4.0;
  • è obbligatoria una certificazione contabile rilasciata da un revisore legale o da una società di revisione, attestante l’effettivo sostenimento delle spese e la corretta determinazione dei costi agevolabili;
  • per le imprese non soggette a revisione legale, il legislatore riconosce un credito aggiuntivo fino a 5.000 euro per coprire il costo della certificazione.

È inoltre previsto un vincolo di mantenimento dei beni: in caso di cessione o destinazione a finalità estranee all’impresa entro il quinto anno successivo al completamento dell’investimento, il credito deve essere rideterminato e l’eventuale eccedenza restituita.

Come accedere all’agevolazione

Le modalità operative definitive saranno stabilite da un decreto attuativo del MASAF, di concerto con il MIMIT e il MEF, che definirà criteri, procedure e modalità di fruizione, anche in funzione del rispetto del plafond di spesa.

In attesa delle istruzioni attuative, le imprese interessate sono chiamate a:

  • valutare la coerenza degli investimenti con i requisiti 4.0;
  • pianificare correttamente tempi e modalità di acquisizione dei beni;
  • predisporre per tempo la documentazione tecnica e contabile necessaria.